Né sacerdoti diocesani né monaci: siamo frati nel senso più vero (padre Fernando Millán Romeral)

padre Fernando Millán Romeral

Fernando Millán Romeral

Sono due le cose che mancano di più a padre Fernando Millán Romeral, nella sua vita da priore generale dell’Ordine dei Carmelitani. La prima è il nipote Ignacio, che vive a Madrid. Quando è nato “Nacio” la famiglia attraversava un periodo difficile, a causa della malattia della mamma di padre Millán Romeral. «Le ore trascorse con il nipote sono state il regalo più bello che potesse ricevere. In quei momenti, dimenticava tutto ed era felice», ricorda il priore. E poi c’è l’insegnamento, un’assenza gravosa per un uomo che è stato professore ordinario di teologia sacramentaria presso la Facoltà Teologica dell’Università Pontificia Comillas di Madrid e professore invitato presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma: «Ho insegnato per dodici anni, adesso purtroppo mi è impossibile. È stata un’esperienza bellissima, avere l’opportunità di lavorare per il futuro della vita consacrata e conoscere tanti studenti motivati che appartenevano a Ordini diversi». Continua a leggere

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Se non ci si lascia vivificare dal carisma, si muore (padre Mauro-Giuseppe Lepori)

Mauro-Giuseppe Lepori

Padre Mauro-Giuseppe Lepori
© Meeting di Rimini

Dominici schola servitii. È la scritta che accoglie il visitatore che si spinge fin dentro al chiostro della Casa generalizia dei Cistercensi a Roma: il monastero come “scuola del servizio del Signore”, uno dei passaggi più significativi dell’antica Regola di Benedetto custodita e seguita nei secoli da migliaia di monaci. «Dopo quasi millecinquecento anni è ancora di un’attualità stupefacente. È un insegnamento su cos’è l’uomo, cos’è Dio, cos’è l’avvenimento cristiano e come si educa la libertà dell’uomo peccatore a pervenire alla vita eterna», spiega padre Mauro-Giuseppe Lepori, abate generale dell’Ordine Cistercense. La Regola possiede «elasticità e sobrietà» eppure, per essere seguita, richiede «l’esempio di un superiore che sappia trasmetterla e adattarla continuamente alle circostanze e alle persone». Continua a leggere

La comunione con Dio deve essere prima di tutto con i poveri (fra Bruno Cadoré)

Fra Bruno Cadoré © Romano Siciliani

Fra Bruno Cadoré
© Romano Siciliani

Mentre parla a voce bassa e con pazienza dà forma ai pensieri, fra Bruno Cadoré sgrana il rosario che ha fissato alla cintura di cuoio che cinge l’abito ai fianchi. Tonaca e scapolare bianchi, cappa e mantello neri sono gli stessi di trentasette anni fa, quando gli furono donati il primo giorno del noviziato. Indossarli è qualcosa di più che vestirsi. Per fra Cadoré, maestro dell’Ordine dei Frati Predicatori, significa portare con sé una storia e una tradizione che affondano le radici nel XIII secolo, ai tempi di Papa Onorio III e della grande diffusione del catarismo. «La Chiesa cattolica era troppo lontana dalla gente. Si avvertiva la necessità di una riforma ma i movimenti nascenti tendevano a una logica dualista: il bene e il male, i puri e gli impuri, i giusti e gli ingiusti. San Domenico e il vescovo Diego d’Acebo decisero di intraprendere un cammino differente, sull’esempio di Gesù nel Vangelo: andare di villaggio in villaggio in semplicità, povertà e amicizia. Oggi potremmo dire che avviarono una nuova forma di evangelizzazione». Continua a leggere

Non siamo una holding e non ci interessa guadagnare soldi (fra Jesús Etayo Arrondo)

Jesús Etayo Arrondo

Jesús Etayo Arrondo

Poco più che ventenne, al confine tra Spagna e Francia nei pressi della città di Fuenterrabía, Juan Ciudad cavalca a briglia sciolta una giumenta per cercare nelle fattorie vicine alimenti e provviste per i compagni d’armi. D’un tratto, però, la cavalla aumenta l’andatura e, non riuscendo più a trattenerla per le redini sottili, cade rovinosamente a terra contro dei massi. Qui resta per ore privo di sensi, con un rivolo di sangue che gli esce dal naso e dalla bocca, fin quando ritrova le forze e torna all’accampamento. In molti, nel corso dei secoli, hanno ipotizzato che la pazzia per la quale sarebbe stato ricoverato in un manicomio sia derivata da questo incidente. Ma i fatti testimoniano che a sconvolgere la mente dell’uomo che sarebbe passato alla storia con il nome di San Giovanni di Dio fu la conversione avvenuta dopo aver ascoltato un’omelia sulle beatitudini di San Giovanni d’Avila: «È stato un uomo che per anni ha cercato di capire cosa Dio volesse da lui. Fino al giorno in cui lo ha compreso e non è più riuscito a contenere la gioia, ammettendo i suoi peccati. Fu considerato matto e internato in un ospedale psichiatrico a Granada. Lì ha potuto vedere con i suoi occhi il trattamento cui erano sottoposti i malati di mente. Allora ha sognato di istituire un ospedale che assistesse le persone con umanità, trattandole da figli di Dio». Continua a leggere

Alle frontiere della scienza e della fede per comprendere l’uomo (padre Antoine Kerhuel)

Antoine Kerhuel

«Pechino, l’immensa capitale del più popoloso impero del mondo, che da migliaia d’anni si erge, al par di Roma, come sfida al tempo, a poco a poco s’immergeva fra le tenebre. Le immense cupole a scaglie azzurre dai riflessi dorati dei giganteschi templi buddisti; i tetti gialli dal lampo accecante degli sterminati palazzi della corte imperiale; i mille ghirigori di porcellana del tempio dello spirito marino che racchiude le tre incarnazioni del filosofo Laotsz; i candidi marmi del tempio del cielo; le tegole verdi del tempio della filosofia». Inizia così uno dei romanzi d’avventura di Emilio Salgari, nel quale lo scrittore veronese narra le peripezie di Fedoro e Rokoff a bordo dello Sparviero volante. Dalla penna di Salgari, che in tutta la vita non ha mai lasciato l’Italia, esce il ritratto esatto di luoghi lontani ed eventi accaduti a migliaia di chilometri da casa: la rivolta dei Boxer in Cina, l’Esposizione internazionale di Londra, il Canale di Panama che taglia l’America Centrale. Fatti e posti mai visti con gli occhi, ma conosciuti attraverso i libri che raccoglieva meticolosamente. Padre Antoine Kerhuel, consigliere generale della Compagnia di Gesù e assistente regionale per l’Europa occidentale, adotta una strategia analoga per conoscere in anticipo i tanti Paesi che visita per il suo ufficio: «Gli scrittori raccontano la realtà in modo unico, leggere i romanzi aiuta a familiarizzare con il Paese in cui mi devo recare e a comprendere meglio la società. Ho scoperto una letteratura molto interessante nell’isola di Mauritius e autori straordinari nei Paesi arabi». Continua a leggere

Più importante dello scandalo è il dolore che le persone hanno patito a causa nostra (padre Eduardo Robles Gil Orvañanos)

Eduardo Robles Gil Orvañanos

Eduardo Robles Gil Orvañanos

Un lungo e travagliato percorso per arrivare a scoprire la verità impronunciabile sulla condotta del fondatore. Un cammino di purificazione iniziato con la visita apostolica e proseguito con la nomina di un Delegato pontificio per guidare la Congregazione. Il timore di non superare una crisi identitaria che appariva insanabile, l’emorragia di consacrati, lo stigma di fronte all’opinione pubblica. Fino ai primi mesi del 2014, quando il Capitolo generale straordinario della Legione di Cristo si conclude con la richiesta pubblica di perdono per gli abusi compiuti da Marcial Maciel Degollado e la nomina di padre Eduardo Robles Gil Orvañanos a direttore generale. «Questi anni di nuovo governo vogliono essere un periodo di revisione e rinnovamento, anche se non sarà un traguardo al quale si potrà arrivare immediatamente. Abbiamo nuove costituzioni che ci spingono a trovare forme diverse di organizzazione, abbandonando la prassi di prendere tutte le decisioni a Roma». Continua a leggere

Il rischio di un secolarismo della carità ridotta a filantropia (don Flavio Peloso)

Flavio Peloso

Flavio Peloso

La prima cosa che rapiva l’attenzione, quando la moto entrava ad Almisano di Lonigo, non era tanto il rumore del motore monocilindrico quanto la ruota di scorta posizionata in senso orizzontale rispetto allo scudo che proteggeva le gambe del conducente. Il prete che veniva da lontano cavalcava il Galletto Guzzi e attraversava i paesi del Veneto alla ricerca di giovani che avvertivano la vocazione. «Era già anzianetto, semplice semplice, buono. Era un “cercatore di vocazioni”. Prima ha seguito mio fratello Tarcisio, maggiore di tre anni, e poi anche me. Venne varie volte in casa. Conquistò la simpatia mia e il cuore della famiglia. Parlava di poveri e di povertà, di Divina Provvidenza, di Chiesa, di carità, proprio come ascoltavo dai miei genitori», racconta don Flavio Peloso, superiore generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza. Continua a leggere